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mercoledì 3 febbraio 2010

Giappone vs Italia – Suicidi: alcuni dati a confronto (parte 1?)

Post aggiornato dopo la pubblicazione


Nell'attesa che il nostro titolare si aff
ranchi da quella terribile piaga sociale che lo affligge (il lavoro) e ritorni agli usuali ritmi di pubblicazione a cui gentilmente ci ha assuefatti, vi propongo un piccolo post che si propone di dare alcuni dati e qualche spunto per iniziare una discussione.

Iniziamo dunque con i valori assoluti delle morti dovute a suicidio in Giappone ed in Italia, i quali non ci servono per un confronto diretto, ma semplicemente per capire quanto grande è il fenomeno in esame.

Per il Giappone sono disponibili i dati realitivi ai suicidi negli anni che vanno dal 1978 al 2008. Nel grafico in basso l'andamento storico del totale dei suicidi (cliccare sulle immagini per ingrandire).

Il numero di suicidi registrati in giappone dal 1998 in avanti è stabilmente sopra i 30.000 casi all'anno. Quanto all'incidenza per sesso è meglio evidenziata dal secondo grafico.


Per quanto riguarda l'Italia i dati disponibili vanno dal1983 al 2008 e presentano picchi di poco oltre i 4.000 (quattromila) casi.

La relativa ripartizione tra i sessi mostra un 10% di differenza rispetto a quella giapponese con una maggiore presenzza degli uomini tra i suicidi.

Per tenere conto del diverso numero di abitanti di Italia e Giappone occorre rifarsi ai prossimi grafici, che riportano il numero di suicidi ogni 100.000 abitanti e rendono confrontabili i due paesi indipendentemente dalla popolazione. Per dovere di completezza, vi invito a leggere la nota (pallosa) in calce al post sulla base dati utilizzata.

Si vede una differenza notevole tra Giappone e Italia, il rapporto tra i suicidi nei due paesi è dell'ordine di 4 a 1. E' probabile un valore effettivo dei suicidi in Italia superiore a quello registrato dall'Istat (soli dati delle forze dell'ordine), ma dubito che sorpassi i valori della WHO: la sostanza è che il rapporto tra il fenomeno nei due peasi è decisamente diverso.

Il suicidio è un problema serio, ma per il Giappone le proporzioni del fenomeno sono considerevoli tanto che il governo Hatoyama lo ha inserito tra le proprie priorità di intervento sul piano sociale. Vedremo che cosa riusciranno a fare.

Ho aggiunto i due grafici seguenti per meglio chiarire come Italia e Giappone si posizionano nel contesto internazionale. I dati sono relativi ai paesi che hanno aggiornato le statistiche tra il 2005 e il 2007, quindi lo si prenda come un confronto ridotto e non esaustivo.


Per un raffronto sulle principali cause di morte in Giappone si veda invece il seguente grafico:

Intanto la città di Kurihara (prefettura di Miyagi 80.000 abitanti) si è distinta per una iniziativa volta a frenare i suicidi, non solo considerandoli in termini di depressione della persona, ma guardando alle sue cause concrete. Ad esempio si è messa in campo l'elargizione di “prestiti della speranza” a persone in grave crisi finanziaria, permettendogli una ristrutturazione del debito personale, avendo visto che in questa categoria la propensione al suicidio era molto elevata.
Da un tasso di suicidi di 48,6 su 100.000 abitanti nel 2005, la città è passata a 27,5 nel 2007.

Alla prossima.

se hai il coraggio di suicidarti allora vivi!


-- Acronimi --

WHO World Health Organisation – Organizzazione mondiale della sanità

NPA – National Police Agency (Giappone)

-- Nota pallosa in calce al post --

Specifico che non sono un esperto di statistica, mi limito ad analizzare i dati sulla base della mia formazione tecnica e non posso vantare esperienza nel campo. Apro questa parentesi non per “paramento di culo”, bensì per mettere in chiaro che ho utilizzato alcuni dati che sono stati derivati da altri, perchè non disponibili nella forma necessaria al post e mi pare doveroso farlo presente ai lettori. Ad esempio i tassi di suicidio per 100.000 abitanti in Italia nella divisione per genere e nella serie temporale pre-2000 sono stati ricostruiti dai rispettivi valori assoluti e dalle statistiche demografiche annuali.

Se emergessero discrepanze o errori, provvederò a rettificare, tuttavia ho una buona confidenza in quanto ho elaborato.

Ci sono poi delle discrepanze sui dati ISTAT e quelli forniti dalla WHO che ho consultato come controllo incrociato. Per il giappone tali differenze si assestano su un ragionevole 5-6%, mentre sui dati italiani arrivano a superare il 10%. ISTAT si basa (se non ho capito male) sui verbali di polizia e carabinieri e fascicoli aperti dalla magistratura relativi ai casi accertati di suicidio, quanto ai WHO non viene specificato il criterio (e probabilmente si basano su survey differenti). In ogni caso li ho riportati tutti nei grafici anche se quelli del WHO sono meno completi in termini di periodo analizzato.

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おまけ

(angolo bonus per rant, boiate senza senso e pensieri disarticolati vari più o meno in tema col post)


Sulla Yamanote-sen di Tokyo, la JR East ha speso 15 milioni di yen (poco più di 100.000 euro) per installare delle lampade a led blu sulle banchine di attesa. Questo mi pare dalla seconda metà dello scorso anno.


(Foto AP)

La sensazione personale di quando ho letto della cosa era di classificarla a livello dei fiori di Bach, dell'agopuntura o dell'omeopatia (non me ne vogliano i rispettivi sostenitori, ognuno creda in cio che gli pare).

Se qualcuno fosse a conoscenza di studi in merito è pregato di farmeli conoscere, visto che la società dichiara di essere ben conscia che la cosa è compeltamente ascientifica (quindi ammette pubblicamente che sta buttando soldi o li sta regalando alla ditta che vende/installa le suddette lampade, ma questo e un altro discorso) e si giustifica con una sorta di “perchè non provarci se può aiutare a salvare qualche vita”: la retorica dei gonzi.

A questo punto varrebbe la pena di provare a cospargere i binari con le interiora di pollo o col talco mentolato, in fondo potrebbe pure funzionare.....

Da un certo punto di vista, le "barriere antisuicidio" sulle banchine delle stazioni sono più logiche, almeno dal punto di vista delle società ferroviarie (danni economici causati dai suicidi tentati e riusciti con interruzione del servizio etc..), visto che queste ultime non hanno certo l'obbligo di attuare politiche sociali di prevenzione e salute mentale.

Già che ci siamo potremmo anche proporre di rivestire tutti gli spigoli di gommapiuma....

(Foto mamoru – le imbottiture già le fanno....dannata JR East!)

giovedì 9 luglio 2009

Vita da insegnante in Giappone un suicidio di massa.

Spesso su Yahoo Answer o su molti forum dove commento la gente chiede o mi chiede informazioni su come trovare lavoro in Giappone.
Uno dei lavori più gettonati e' l insegnate d' Italiano perché e' forse l' unico lavoro che non richiede lauree particolari e soprattutto no richiede una padronanza della lingua giapponese.
Infatti molte scuole optano per insegnati madre lingua se poi non parlano giapponese meglio perché ciò induce lo studente a sforzarsi nel apprendimento. La cosa e' funzionale se lo studente sa che non spiccica una parola di giapponese non usa il giapponese, se invece l' insegnate mostra un ottima padronanza della lingua locale, lo studente la userà per porre domande e ciò diminuirà drasticamente l' impegno dello studente nell' ascoltare.

Ma come e' il lavoro dell' insegnate?

Molti anni fa in Giappone vi erano poche scuole di lingua e molte erano monolinguistiche in Osaka per esempio vi erano 5 scuole storiche gestite da Italiani con insegnati madre lingua.
Gli italiani poi molti anni fa si contavano sulla punta delle dita, ciò permetteva al futuro insegnate di essere merce pregiata con una variegata possibilità di impieghi in varie scuole.
Molte scuole prendevano gli insegnati e li pagavano 3500 massimo 4000 yen al ora per studenti singoli per le classi i soldi aumentavano esponezialmente.
Con poche lezioni si stava bene, si prendevano tanti soldini e si aveva tanto tempo libero.
Voi penserete ma che figata, passare un po di ore a parlare la mia lingua con delle belle ragazze, avere orari flessibili e vivere in Giappone ed essere pagato per farlo questo e' il paradiso in terra.

Forse lo era, se poi aggiungiamo che il un insegnante single (anche non single) poteva facilmente mettere le mani nella marmellata con frequenze incredibili, il gioco e' fatto, l' importante era non farsi beccare con le mani nel barattolo e non fare incazzare la proprietaria del barattolo.
Non so se ci siamo capiti.

(Conosco un solo insegnate che non ha mai messo le mani nella marmellata lo rispetto per questo ma devo dirgli una cosa se e' in ascolto "ma bello un assaggiatina la puoi fare non sai cosa ti perdi la marmellata giapponese e' una delle più buone e variegate")

Ma allora perché hai scritto un titolo cosi negativo mi domanderete?

Perché quello era il passato ragazzi siamo nel 2009 che cosa e' cambiato?

Primo molti italiani sono venuti qui a rompere (e toccare i vasetti della mia marmellata sono miei tutti miei andate via bastardi!!!).
Con l' arrivo in massa di molti italiani il valore di un singolo insegnate e' diminuito, meno soldi e meno marmellata per tutti.

Secondo sono nate molteplici scuole multilingua, queste scuole multilingua hanno rovinato il mercato ora vediamo come:
-Sconti su sconti per le lezioni fino ad arrivare al dumping
-Lezioni telematiche via TV
-Sistema con ticket

Di questi fattori forse i più dannosi furono il Dumping e i ticket.
Queste maxi scuole applicavano sconti con un sistema di ticket in cui più ne compravi in un colpo e meno pagavi per il singolo ticket.
Giustamente essendo scuole multilingua non avevano le stesse risorse di materiali per l' insegnamento che invece avevano le scuole monolingue cioè giornali, video e CD musicali ciò abbasso' la qualità dell' insegnamento.

Il discorso lezioni telematiche anche se secondo me impersonale era un ottimo sistema per usare un insegnate tutta la giornata. Gente a Osaka che faceva lezione a uno studente in Hokkaido.

Tutti questi fattori portarono alla chiusura di molte scuole e sempre più insegnanti divennero precari.

In tutta questa situazione nacquero dei siti per ricercare l' insegnate, uno studente poteva ricercare ciò che voleva e fare lezione in un caffè oppure a casa dell' insegnate oppure meglio ancora a casa dello studente ove era più facile mettere mano alla marmellata.

Ma in questa situazione selvaggia piena di nuovi arrivati senza esperienza che abbassavano il prezzo per avere nuovi studenti.
Le scuole multilingua per recuperare vedevano sotto costo il risultato? Tutti arrivarono al minimo yen/h di lezione.
Centinaia di scuole chiusero lasciando dipendenti senza stipendi (nel mio caso e' successo 4 volte con il risultato di perdite per 12 mensilità) e studenti senza le lezioni che avevano pagato in anticipo. Ragazzi parliamo di gente che aveva comprato 200 lezioni immaginate che belle perdite.

Tutto questo porto a un ridimensionamento del business.
I bastardi creatori di questa crisi in Primis NOVA sono falliti per decine di milioni di euro.

Ora come e' la situazione reale?

-Nessuna scuola assume
-Anche se assumo non fanno il visto
-Non pagano la pensione
-Non ti danno la copertura sanitaria
-Non ti garantiscono un monte ore mensile ma pagano a ore.
-Molte ti vietano di lavorare in più scuole
-lo stipendio va dai 1200yen ai 2000yen all' ora
-se la scuola chiude piangi che ti passa i soldi non li rivedi

Ora non dico che questo lavoro non si debba fare ma non pensiate mai che tale impiego vi permetta di avere una vita dignitosa in Giappone, va bene agli inizi tanto per restare qui per un periodo e conoscere la cultura e affinare la propria capacita di sopravvivenza.
Non pensiate minimante di camparci per sempre, potete usarlo all' inizio ma dovete evolvervi, conosco troppi italiani che hanno quattro soldi in banca niente pensione o copertura sanitaria, lavorano come precari e hanno raggiunto una certa eta'. Certo mi ero dimenticato di questo fattore un bel insegnate giovane ha molte piu probabilita di trovare degli studenti, piu si invecchia e meno se ne trovano.
Si lo so in Italia e' uguale ma siamo in Italia esiste i wellfare qui quando sei finito nessuno ti da assistenza non lo fanno con i giapponesi pensate voi se aiutano uno straniero.
Conosco un ex insegnante/prete che ora fa un lavoro molto tipico per i precari, quale? Il vu cumpra vende borse per strada ma parliamo di tarocchi.

Poi ragazzi chi studia l' italiano lo fa per passione verso il nostro paese oppure perché a questa persona piacerebbe regalare la sua marmellata a un italiano.

Nel secondo caso potete ben capire che la cosa non può durare soprattutto sul lato economico.

Nel primo caso direi che l' Italia sta facendo un buon lavoro per auto sputtanarsi con certe cavolate che succedono sempre ai turisti vedi il caso il Passetto, quanto pensate che questo lavoro possa resistere la richiesta e' in picchiata da un pezzo mentre il numero di insegnanti e' in crescita esponeziale.

Ecco perche io ritengo che la migrazione d' Italiani in Giappone per fare l' insegnate sia un suicidio di massa. Al massimo andate in Corea del Sud li sono nella situazione che il Giappone aveva qualche anno fa, e poi se non venite resta piu marmellata per il sottoscritto.

Fermiamo il suicidio di Italiani che ogni anno si ripete con i nuovi arrivati adotta anche tu un insegnate di Italiano in regalo riceverai un Pikachu made in China.