domenica 6 luglio 2014

Perché tutto quello che pensate di sapere è sbagliato (ma anche no)

Il blog purtroppo non è messo bene e la ragione è presto detta:
“abbiamo una vita fuori dall’internet” :D 
Al solito lo scritto è volutamente tagliente e polemico e se vi sentite offesi è un problema vostro, quindi non venite a stracciarvi le vesti oltraggiati.
“Se il bagno di realismo non vi piace, c’è sempre la doccia.”
Saluti.
mamoru.
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Ogni tanto, capita di ricevere qualche email dove ci chiedono cosa fare per andare in Giappone, insomma consigli per trasferirsi, per cambiare vita, per lavorare etc.
Normalmente non rispondiamo, salvo casi particolari e la ragione è semplice: qui ognuno si è fatto una vita a modo proprio. C’è chi fa la fame, chi ha fatto carriera, chi è un expat di un’azienda italiana, chi si accontenta, chi si rompe e va via verso altri paesi.
“Insomma, non si sa mai cosa rispondere perché OGNUNO FA STORIA A SE.”
Tuttavia si possono, a mio avviso, fare considerazioni basate sull’evidenza empirica e sulla logica. Quello che mi pare mancare e che stronca molti discorsi sul nascere sono:
-   -     la mancanza di autocritica
-   -     la mancanza di consapevolezza di cosa sia il Giappone.
Il primo punto si riassume in: COSA SAPETE FARE E COSA VOLETE FARE IN GIAPPONE.
Quanto al secondo punto, legato strettamente al primo, abbiamo che il Giappone è una potenza manifatturiera. E’ una nazione che si basa sull’industria, il terziario avanzato, la ricerca di base. Brevetta un sacco e se vuole sopravvivere deve, esattamente come l’Italia, trasformare materie prime in prodotti di valore aggiunto come auto, elettrodomestici, sistemi difensivi, elettronica, nuovi materiali, impianti industriali etc. Aggiungiamo che la crisi demografica, più l’astio delle nuove generazioni verso certe professioni, ha aperto un problema molto serio per un paese così conformato: carenza di tecnici a tutti i livelli.
“I governi liberal democratici sono anni che stanno pensando a questa cosa e dal 2012 con la nuova legge sull’immigrazione le cose hanno cominciato a muoversi sul serio. La macchina burocratica, più precisamente il ministero di giustizia e il dipartimento immigrazione hanno direttive ben chiare e volte a colmare il gap di cui sopra con una serie di incentivi agli immigrati qualificati.”
Tutto ciò premesso veniamo ai punti salienti di quello che ci viene chiesto e delle tante osservazioni che si sentono in giro.

VOGLIO FARE L’INSEGNANTE DI ITALIANO, IL CAMERIERE, LO SGUATTERO…
Eccoci al dunque.
Caro laureato di Ca’ Foscari (e vale per quelli di Roma, Napoli etc ovviamente) che vuoi venire a lavorare in Giappone: hai sbagliato facoltà.
Sia chiaro, la colpa non è dell’università brutta e cattiva, la colpa è tua che hai scelto di infilarti in una nicchia e la nicchia ti uccide. Interpreti, insegnanti di italiano etc ce ne sono a frotte, gente che ho conosciuto e che vuol aprire scuoladiitalianopizzeriabargelateriaviaggipergliappassionatidigiappone pure. Siete arrivati tardi e il mercato è saturo.
“Ciò non significa che non possiate farcela (qualunque cosa voglia dire) e che è impossibile, semplicemente avrete problemi, molti problemi. Da mettere pesantemente in conto. E no. Non siete speciali come vi ha fatto credere la mamma.”
Vieni in un paese basato su export, manifatturiero, progettazione e ricerca come umanista: cosa hai da offrire?
Pizza, poesia e mandolino? 
Sappi che l’Italia è uno dei tanti paesi al mondo visitati dai giapponesi, così come è un (seppur importante) produttore di alimentari, ma è comunque uno dei tanti che si trovano sul mercato giapponese. E se si vendono i vini cileni, californiani, australiani etc. tanto schifo ai locali non lo devono fare (ne ho assaggiati e son buoni, niente da dire).
"Essere italiano non è necessariamente un plus: molti hanno l'immagine del cafone donnaiolo inaffidabile col catenazzo d'oro, che non è proprio l'immagine che vorrei offrire ad un potenziale datore di lavoro"
Inoltre insegnare la lingua ha due inghippi: trovare la scuola che vi assuma (e ormai molti hanno certificazioni per l’insegnamento della lingua italiana da offrire, quindi non è più qualcosa di così speciale) scontrarvi con chi insegna IN NERO a meno di 1,500 yen all’ora o con chi lo fa GRATIS come scambio linguistico.
MA IN ITALIA FINIREI IN UN CALL CENTER!
E giustamente aggiungo. Perché l’Italia è un paese con la stessa strutturazione del Giappone, ossia export e manifatturiero a tenere in piedi la baracca, con il piccolo problema che il tessuto industriale è in collasso quasi irreversibile e la densità di aziende sul territorio è troppo bassa per reggere chiusure a catena.
“In Giappone il call center te lo sogni dato che ci sono 127 milioni di giapponesi che il giapponese lo parlano meglio di te e me.”
Dunque: quale è il tuo placing? Dove è il tuo dio?
In Giappone un perito industriale con esperienza (minimo 10 anni [1]) può lavorare tranquillamente. E non è neppure laureato, pensateci.
MA IO SO IL GIAPPONESE, L’ITALIANO E L’INGLESE!
E il mio amico algerino sa arabo e francese a livello nativo, mentre inglese e giapponese a livelli buoni con l’aggiunta dell’italiano a livelli più che dignitosi. Se il Giappone vuole espandersi lo farà, ad esempio, verso paesi di lingua araba (immigrati madrelingua non mancano tra l’atro), non certo verso l’Italia che è un mercato fermo, anche se collaborazioni ce ne sono per carità. Anzi penso che molte realtà MANIFATTURIERE italiane medio piccole potrebbero venire in Giappone se qualcuno li supportasse, dato che al di fuori di food e fashion (con alcune eccezioni) le nostre istituzioni se ne guardano bene dal dare un supporto concreto alle imprese del comparto manifatturiero.
“Pensate ad aiutare aziende italiane a venire in Giappone. Non trovate lavoro? Offritevi come consulenti esterni, metteteci di tasca vostra i quattrini e investite sulla vostra conoscenza del Giappone e del giapponese, se ci credete veramente nell’utilità di quello che avete studiato”
Mesi fa parlai coi presidenti delle filiali giapponesi di aziende italiane (meccanica e macchinari). Gente che mi ha fatto un’ottima impressione, aziende serie che investono e che qua ci son venuti con le proprie gambe decenni orsono, ma che in Giappone non hanno motivo per assumere un italiano esterno alle loro organizzazioni. Il perché è molto logico:
“Il valore aggiunto di un italiano è che porta il suo bagaglio di crescita professionale maturato nell’azienda italiana in Giappone.”
AVERE UN VISTO IN GIAPPONE E’ DIFFICILE?
Parlando con un amico svizzero che ha lavorato un po’ in giro per il mondo e con altri tecnici qui, siamo arrivati alla conclusione che no, NON E’ PER NULLA DIFFICILE. A patto che possiate offrire ciò che vogliono le imprese giapponesi.
Se un tecnico con esperienza venisse qui a studiare la lingua con un permesso di soggiorno da studente (anche 1 anno, non necessariamente i due anni precollege) può fare la conversione del permesso di soggiorno con un modulo di 4 PAGINE (due compilate dall’azienda e due dal richiedente), certificato di assunzione, status patrimoniale dell’azienda e 1 FOTOTESSERA. Poi si paga la marca da bollo di 4000 yen all’emissione.  Questo se l’azienda che vuole assumervi è di "dimensioni" decenti (ossia paga un minimo di tasse annuali e/o è quotata in borsa) è sicuro che sia in categoria 1 o 2, detto altrimenti non sono sospettati di essere delle aziende di cartapesta messe in piedi per tirare dentro immigrati.
“6 pezzi di carta e una fototessera: visto di 5 anni alla prima emissione”
Chi dice che è complicato trovare uno sponsor è, molto probabilmente, la stessa gente che lavora in scuoladiitalianopizzeriabargelateriaviaggipergliappassionatidigiappone, ossia in aziende di categoria 3 o 4, quelle maggiormente sospettate dall’immigrazione nipponica, non per nulla la documentazione da produrre si allunga a dismisura fino alla dichiarazione giurata di pagarvi il biglietto aereo e gli eventuali debiti.
“In Giappone l’azienda si fa carico delle cazzate che combinate fuori dall’orario e dal posto di lavoro.
Anche per questo alcuni nostri gentili connazionali pare chiedano ai giovini in cerca di un visto di versargli 2-3000 Euro, dato che loro tengono famiglia e non possono pigliarsi una simile responsabilità. Fatevi/gli un favore: DENUNCIATELI.”
Poi per carità potreste giocarvi la disperata carta di sposarvi con un/a locale, dopo 3 anni il visto permanente e finisce lì [2] Ma il visto senza un lavoro è solo metà del problema.
 “Volete veramente basare la vostra sopravvivenza in Giappone sul solo matrimonio (magari non troppo convinto) con un un locale? potreste avere brutte sorprese: tipo trovarvi con una bomba innescata tra le mani…”

MI ISCRIVO AD UNA SCUOLA DI LINGUA POI MI INVENTO QUALCOSA
E’ quello che fanno in molti.
La burocrazia non è un problema, scrivete alla scuola e loro vi mandano i moduli da compilare e tutte le formalità.
“Mettete in conto 1.8/2 milioni di yen per mantenervi per un anno da dichiarare all’immigrazione”
Se lavorate part time, potreste non riuscire a conciliare lo studio con il lavoro e, dipendentemente dalla serietà della scuola, rischiate che vi sbattano fuori o si rifiutino di farvi la domanda di prolungamento del permesso di soggiorno per mancanza di risultati o percentuale di presenza troppo bassa. E ricordate che la scuola vi porta via almeno 4-5 ore dalla giornata, che non è poco.
Col lavoro part time vi pagate forse i 70,000 yen di affitto in share house nel caso di Tokyo, ma mettete in conto un budget mensile MINIMO di 160,000 yen. Se invece affittate per conto vostro con contratto chintai standard di due anni (che NON  vuol dire che dovete starci due anni) potreste azzardarvi a scendere a 130/140,000 yen al mese dipendentemente da quante pieghe volete fare (includendo mangiare, bollette, trasporti etc).
LIVELLO MINIMO DI GIAPPONESE
Semplicemente non esiste. “The more the better” verrebbe da dire, dato che vivere in un paese straniero, per giunta culturalmente agli antipodi con l’Europa, non è una cosa rilassante e la lingua aiuta a girare intorno ai problemi.
Qua come caucasici facciamo la parte dei negri, nel senso che con i locali ci becchiamo tutta una serie di svantaggi e pregiudizi, oltre al fatto è molto probabile che la lingua la sappiano meglio altri asiatici (i cinesi son mediamente forti coi kanji, i koreani hanno una buona cadenza del parlato fin dai primi momenti e una grammatica molto simile).
Alcuni lavorano qui praticamente con l’inglese. Tuttavia nella stragrande maggioranza delle offerte un certo livello di giapponese viene SEMPRE richiesto: se siete tecnici si parte da N3 (per poche posizioni); normalmente chiedono il NATIVE LEVEL che non vuol dire N1 (che non è certo native level), ma ci si attesta su N2 come buon punto di partenza.
Se potete prendere una certificazione che comprovi la vostra competenza linguistica. Che non vuol dire per forza JLPT: va bene tutto quello che potete dare qui in Giappone (BJT, JTEST, stocazzo…).
“Non gliene frega nulla a nessuno di cosa vi certifichi, l’importante è che dimostriate di poter sostenere un colloquio [3] in lingua Giapponese, rispondendo pertinentemente alle domande”
Tenete presente che aziende che esportano hanno personale giapponese che parla inglese al proprio interno  se devono fidarsi di qualcuno per le traduzioni probabile che questo qualcuno sia giapponese.
TROVARE LAVORO (RIVOLTO AI TECNICI, ASTENERSI UMANISTI GRAZIE)
Se scegliete una zona come Tokyo, Yokohama, Nagoya o Osaka (centri del manifatturiero nipponico) avrete maggiore possibilità di trovare aziende in cerca di personale [4]. 

"In tre/quattro mesi di ricerca e colloqui un tecnico può arrivare ad avere un contratto di lavoro. Basta sbattersi e mettere in conto che una selezione può richiedere tre giorni, così come si potrebbe protrarre fino anche a un mese con due/tre colloqui."

Preparatevi a ingoiare merda, preparatevi a sentirvi dire in faccia che preferiscono prendere giapponesi (anche se non ne troveranno dato che sono in deficit di tecnici), preparatevi a conversazioni surreali sul fatto che sappiate o meno parlare la loro lingua (detto placidamente davanti a voi che li capite…).
Scrivetevi il curriculum giapponese (履歴書) mettendo in conto che c'è anche chi lo vuole scritto A MANO e il dettaglio delle vostre esperienze lavorative (職務経歴書), tenendo bene a mente che quando si parla di soldi si parla di LORDO. A cui togliere grossomodo un 20% di tasse statali e un 10% di tasse prefetturali e locali, oltre all’assicurazione sanitaria obbligatoria (nel caso di shakai hoken metà pagata da voi e metà dall’azienda, tra l’altro deducibile dall’imponibile delle tasse locali).
Le paghe non sono altissime per posizioni “normali” (fuori dal management), diciamo che il lordo è grossomodo quello italiano, ma commisurato al livello di tassazione e al costo della vita partire dai 4,5/5 milioni di yen all’anno non è malaccio.
“Le paghe si sono abbassate parecchio anche in Giappone, dipendentemente dal vostro stile di vita e dall’accortezza nel fare la spesa potreste risparmiare una discreta cifra ogni mese oppure non starci dentro per nulla.”
Una specie di TFR esiste, ma è facoltà dell’azienda. In pratica è una buona uscita all’atto delle vostre dimissioni.
I premi aziendali (tredicesima e quattordicesima) li prendete solo dopo il primo anno di lavoro.
I trasporti casa-lavoro sono normalmente pagati dal datore di lavoro, se non lo fanno iniziate a porvi dubbi sulla qualità/affidabilità del posto che vi propongono.
Le straordinarie sono retribuite, così come il lavoro festivo e notturno, tuttavia ci sono aziende che pretendono un forfait di ore extra non retribuite che possono andare dalle 10 alle 30 ore per mese.
Ci possono essere dei superminimi rispetto alla paga base (手当) e possono includere l’alloggio, il sostegno alla famiglia, indennità di trasferta etc. Per l’alloggio può essere offerta una sistemazione aziendale con un affitto pagato dal datore di lavoro dallo 0 al 100% (aspettatevi decurtazioni di paga minima in quest’ultimo caso).

CONCLUSIONE
Chiedetevi sempre da chi vengono certi tipi di affermazioni e ragionate sempre. In Giappone non ci sono solo pizzaioli e insegnanti di italiano, con tutto il rispetto per le suddette categorie, ma anche gente che lavora in fabbrica, in centri di progettazione e ricerca.
E' una questione di punti di vista. Con l'eccezione di Albino e pochi altri il grosso dei blogger sul Giappone hanno potuto offrire una visione parziale di quello che può offrire questo paese: sia chiaro non ci sono i tappeti rossi per nessuno, ma corsie preferenziali si. 
"Si chiama pianificazione dei flussi migratori e ci si gioca il futuro di un paese."
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[1] Il solo diploma non basterebbe per via degli anni di studio 5+3+5 = 15 anni di scuola, uno in meno che in Giappone e il visto non lo danno.
[2] a essere cattivi si potrebbe dire che una certa fetta di residenti in questa categoria, senza il  matrimonio, un permesso di soggiorno lo avrebbe visto col binocolo.
[3] Colloquio e lavoro sono comunque su due livelli differenti. I colloqui se vi preparate bene il vostro profilo e delle domande da porgli (anche banali) non è impossibile. Salvo casi eccezionali colloqui in inglese li fanno solo le partecipate a capitale straniero (外資系企業).

[4] Densità industriale impressionante. Io, che non sono nessuno, ho fatto colloqui in 2 aziende dei maggiori Keiretsu nipponici tanto per dire.

18 commenti:

  1. Ci stavo pensando con le mie competenze nel campo della lavorazione carbonio, ma penso che la lingua sia il contrasto più difficile in effetti.
    Purtroppo da come ho visto nei miei viaggi, la burocrazia giapponese necessita di una conoscenza ampia della lingua e questo mi ha trattenuto e probabilmente mi tratterrà ancora.
    Luca se hai bisogno di uno schiavo però ci sono. :-P
    ^___^

    P.S. Ci mancavate ragazzi

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  2. So che anche lato IT c'e' molta richiesta. Anche per chi non parla giapponese.
    Poi il resto di considerazioni sono sacrosante e valgono anche per Germania e Uk.

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  3. M come sono i primi giorni a Osaka e il nuovo lavoro?

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  4. Ivan Bersanetti8 luglio 2014 17:34

    Non andrei mai in Giappone per lavoro, perderebbe tutto il fascino. E poi è durissima, se non si conosce la lingua, ne sono certo.
    Meglio andare in Japan per fare turismo, che è tutto un altro mondo! Grande topic, come sempre i miei complimenti.

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  5. Sicuramente tutto quello che c`e` scritto in questo articolo e` valido. Tuttavia, il tono utilizzato e` inappropriato. Sicuramente c`e` un`invasione di nipponesisti piu` o meno campati in aria, ma lo scegliere una facolta` e` una cosa che riguarda solo in parte la richiesta sociale e commerciale. Si tratta di scegliere cosa si fara` per tutta la vita, e poco c`entra il mercato saturo o non. Una scelta del genere comporta una presa di responsabilita` senza dubbio, e piena consapevolezza di quello a cui si va incontro. Detto cio`, ho avuto il sentore che l`articolo banalizzasse e ironizzasse sugli studi umanistici. Non e` una cosa che stupisce, siamo in un`epoca in cui la letteratura, la storia, la filosofia sono viste come "cose per passare tempo che fanno quelli che non vogliono lavorare e poi come ci campi". Mamoru-san dira` che lui da` solo informazioni, e che quello che scrive e` vero. Ma come tutto cio` che si reputa vero in realta` e` solo parziale. Conosco un certo A., uno di quei figli di papa`, abituati dalla mamma a essere considerati speciali, laureato, ovviamente, alla solita Ca` Foscari. Le uniche sue qualifiche sono un perfetto giapponese e una tesi sui culti scintoisti. Sciocchezze banali se confrontate col complesso mondo dei tecnici del settore terziario. Questo signore pero` e` diventato professore e ricercatore universitario all`universita` Ritsumeikan. Praticamente e` uno straniero che insegna pratiche scintoiste ai giapponesi. Ora, conosco altri esempi come questo, non sono molti, ma ci sono. Dico questo solo per dire che tutto quello scritto nell`articolo e` vero, ma ci sono sempre altre strade, ci sono sempre le artenative, sempre. Se si vuole davvero vivere in Giappone lavorando e anche guadagnando bene, si trovano le strade, qualunque esse siano, inclusa quella umanistica. Inoltre, se l`intenzione e` questa, una preparazione universitaria non guasta. Ne` tanto meno gli umanisti si meritano toni di un certo tipo, dato che, ci crediate o no, i loro sono nobili studi, a prescindere da quello che dice il mercatocommerciosocieta`economia ecc ecc ecc.

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  6. Ciao, Mamoru. Il tuo è un buon post, e molte delle informazioni riportate sono sicuramente utili, però sono d'accordo con Lena. Nel pezzo si legge una sorta di disprezzo per chi vive in Giappone "solo" con un bagaglio di studi umanistici, come se fossimo dei parassiti privi delle reali capacità necessarie a vivere in questo paese.
    Chi si laurea in giapponese lo fa perché ha una passione per il Giappone più forte di quella di chi si laurea in ingegneria. È per questo che dopo la laurea vogliamo almeno provare a vivere nel paese che abbiamo studiato per anni. E non lo facciamo in seguito a uno studio approfondito delle dinamiche socio-economiche, ché di quelle non ce ne importa niente. Vogliamo vedere di persona quello che abbiamo visto sui libri. E ci veniamo. Poi c'è chi ce la fa e chi no. C'è chi è venuto qui quando l'Italia era poco conosciuta e gli italiani poco richiesti; chi c'è venuto quando l'Italia era all'apice della popolarità in Giappone; chi ci viene adesso quando le cose per gli Italiani vanno così così. Ho conosciuto un signore che qualche anno fa, a 50 (cinquanta!) anni, ha lasciato un ottimo lavoro nel campo della moda in Italia ed è venuto in Giappone, senza nemmeno conoscere la lingua, per ricominciare da zero. Si è creato un circolo di studenti a cui insegna italiano ed è contento. È sempre una questione di fortuna, di incontri giusti, di forza d'animo e determinazione. Anche perché alcuni scoprono che il Giappone non gli piace e se ne tornano in Italia. Altri trovano il modo di restarci per tutta la vita.
    Altra cosa, importante: il Giappone cerca tecnici specializzati e non umanisti, dici. D'accordo, ma che vita fanno questi tecnici specializzati italiani in aziende giapponesi? Quante ore lavorano al giorno? Quanto tempo libero hanno? Perfino Luca, che fino a poco tempo fa prendeva in giro i giapponesi che sgobbano come schiavi facendo orari di lavoro assurdi e non hanno tempo da dedicare alla famiglia, adesso mi pare si trovi nella stessa situazione. E lui lavora per un'azienda italiana, ed è anche per questo che è riuscito ad ottenere le sue promozioni. Albino, nonostante fosse un genio nel suo campo, sul lavoro è stato trattato malissimo, non gli sono mai state riconosciute le sue capacità, sebbene avesse già un curriculum eccellente, e alla fine ha dovuto andarsene e adesso fa il mega-manager altrove, cosa che non avrebbe MAI potuto fare se fosse rimasto qui. Entrare in una ditta giapponese significa fare la vita dei colleghi giapponesi, però peggio, perché stranieri e quindi inferiori.
    Chiama scemi quelli che cercano invece di porsi su una posizione di uguaglianza o anche di superiorità facendosi portatori di qualcosa che i giapponesi non hanno, fosse anche il catenazzo d'oro! :-)
    Ciao!
    ERNESTO

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  7. mamoru_giappopazzie1 agosto 2014 14:46

    Quello in cui ho lavorato in Italia per tanti anni: progettazione nel settore metalmeccanico.

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  8. mamoru_giappopazzie1 agosto 2014 14:49

    lavorare in pianta stabile in un paese straniero non e' una passeggiata a prescindere, ma nemmeno cosi' impossibile. Qui gli standard possono essere anche molto bassi...

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  9. mamoru_giappopazzie1 agosto 2014 14:50

    vero l'IT cerca parecchio a quanto ho sentito, ma pure in Rakuten mi dicevano che l'internazionalizzazione e' una roba di facciata e c'e' gente che va via perche' sono troppo giapponesi

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  10. mamoru_giappopazzie1 agosto 2014 14:51

    Marco, un consiglio: fregatene della lingua.

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  11. mamoru_giappopazzie1 agosto 2014 16:08

    "il tono utilizzato e` inappropriato."
    quale parte dell'intro scritta in rosso non era chiara? :)

    "Si tratta di scegliere cosa si fara` per tutta la vita, e poco c`entra il mercato saturo o non."
    Call center. La risposta e' call center.
    O lavoro in proprio.

    "ho avuto il sentore che l`articolo banalizzasse e ironizzasse sugli studi umanistici"
    per me quelli sono un hobby non una professione. Parere personale ne.
    Pero' tutto questo bagaglio culturale, questa scelta di vita ... per poi trovarsi ad accettare le peggio condizioni in un paese dall'altra parte del mondo non mi pare un grande affare

    "Questo signore pero` e` diventato professore e ricercatore
    universitario all`universita` Ritsumeikan. Praticamente e` uno straniero
    che insegna pratiche scintoiste ai giapponesi"

    Nicchia, si chiama nicchia. Pure una mia amica svizzera si e' trovata a fare la Miko-san in un santuario shinto... (che poi e' un arubaito pure per i locali, mica una roba tanto spirituale).

    Il problema e' che e' l'esercito di laureati in lingue che arriva qui a insegnare italiano in nero e a lasciare sul campo un bel po' di quattrini e' un poco piu' ampio... come ho scritto la nicchia ti puo' uccidere e non guarda in faccia nessuno. il restante 90 e rotti percento sceglie il matrimonio di convenienza o il rimpatrio.

    "Se si vuole davvero vivere in Giappone lavorando e anche guadagnando
    bene, si trovano le strade, qualunque esse siano, inclusa quella
    umanistica."

    O il superenalotto. O la prostituzione.

    "Ne` tanto meno gli umanisti si meritano toni di un certo tipo, dato che,
    ci crediate o no, i loro sono nobili studi, a prescindere da quello che
    dice il mercatocommerciosocieta`economia ecc ecc ecc."


    L'applicazione della Calzedonia ha piu' utenti di quella del Corriere, l'unita' e' fallita tirando 60mila copie e vendendone 20mila scarse, il FQ e' pieno di sciroccati deliranti che si mettono a spargere merda con le peggio teorie complottiste in veste di autorevoli "giornalisti". pur di tirare click alla baracca.


    Oh saranno anche nobili, ma mi paiono un poco fini a se stessi se guardiamo ai risultati...e no non mi dire che michelangelo e c. lavoravano per la gloria!


    La cultura da Gentile in poi ha sempre snobbato chi, come noi tecnici, lavora nel o a contatto col gemba, a favore del "nobile" pensiero umanista. Come se la produzione artistica fosse appannaggio di chi ha una laurea umanistica; ci sono anche quelli che lo fanno per hobby (e a noi tecnici piace creare cose e plasmare la realta' tanto per dirne una). Da ex studente di istituto tecnico ti risparmio i commenti schifati e il trattamento da diplomato di serie B, da parte di quelli degli studi nobili...

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  12. Hobby? Permettimi di dirti che hai una visione ristretta, e so quello che dico. Noto un cinismo atroce nelle tue parole e questo mi fa capire che io e te parliamo due lingue diverse (altro che italiano e giapponese). Non voglio fare polemiche non mi importa.



    Ovvio che si tratti di una nicchia ma chi crede di non poter avere il meglio ha perso in partenza, in Giappone così come in Italia come ovunque nel mondo.



    Beh rispetto la tua opinione, ovviamente non condivido non solo la tua opinione ma nemmeno il tuo pragmatismo da inizi Novecento, figuriamoci il bagno di realismo. Tu stai solo dando delle informazioni, utilissime per carità, ma informazioni rimangono. Sei convinto di conoscere la realtà così per come è sul serio? Ti invidio e ti auguro buona fortuna.

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  13. mamoru_giappopazzie1 agosto 2014 16:50

    Non solo per chi vive in giappone, io il disprezzo lo pratico proprio a 360 gradi ;)

    "Chi si laurea in giapponese lo fa perché ha una passione per il Giappone più forte di quella di chi si laurea in ingegneria."
    Questo non lo discuto. Solo che la laurea in giapponese la vedo come il corso di Excel, solo che con il corso di Excel (magari avanzato) ci fai belle cose.
    Come ho detto a Lena la risposta e' call center... e non c'entra nulla il destino cinico e baro.

    "Vogliamo vedere di persona quello che abbiamo visto sui libri."
    Si chiama curiosita', l'ho fatto pure io, molte volte e senza laurea.

    "D'accordo, ma che vita fanno questi tecnici specializzati italiani in
    aziende giapponesi? Quante ore lavorano al giorno? Quanto tempo libero
    hanno? "

    Faro' dei post in merito, ma adesso e' un poco presto.
    L'immagine delle aziende giapponesi che hanno gli italiani mi pare sia quella delle black kigyo, mentre la realta' e' un pelo diversa: io lavoro come progettista piu' o meno le stesse ore che lavoravo in italia, con sabato e domenica liberi. Se non mi prendessi certi rischi decisionali e propositivi, sarei a fare praticamente niente.
    Sinteticamente sono del parere che questi sono "mangiaore" e lo fanno solo per beccarsi un
    pacco di soldi (da sperperare andando a puttane etc.)
    Ti posso dire che anche in aziende italiane in giappone capitano queste cose, secondo il presidente di una certa ditta e' perche' non hanno interesse a tornarsene a casa, per mille motivi, e preferiscono passare il tempo in ufficio.

    "Perfino Luca, che fino a poco tempo fa prendeva in giro i giapponesi che
    sgobbano come schiavi facendo orari di lavoro assurdi e non hanno tempo
    da dedicare alla famiglia, adesso mi pare si trovi nella stessa
    situazione. "

    Io non so se hai idea di cosa fa Luca di lavoro, a che livello di responsabilita' si trova e di quali contrappesi economici ha. Pero' di dico, a titolo di esempio, che quando facevo il project manager in Italia tornavo a casa verso le 8 di sera tutte le sere e in trasferta 14 ore filate, autogestendomi al 100%. Con la differenza che qua mi pagano gli extra debitamente maggiorati, i trasporti, parte dell'affitto e con un carico fiscale inferiore. la faccia degli schiavi. Luca lo fa per necessita' (contrattuale etc.), loro lo fanno per scelta (di convenienza personale). Poi son tutti a fare vite cosi' brutte che il mercato dell'hobbistica, delle attivita' sportive etc. e' enorme... mah.

    "Entrare in una ditta giapponese significa fare la vita dei colleghi
    giapponesi, però peggio, perché stranieri e quindi inferiori. "
    Vabbe' ma la vita te la fai fuori dall'azienda, dentro ci devi convivere, ma se ti piace il mestiere ti passa il tempo che e' una meraviglia. Inferiori significa che la responsabilita' se la prendono loro, che decidono loro etc. Se sei bravo e spigliato gli fai decidere quello che vuoi tu e li radiocomandi per bene...

    " anche di superiorità facendosi portatori di qualcosa che i giapponesi non hanno, fosse anche il catenazzo d'oro! :-)"

    Sono d'accordo tranne che sul catenazzo. I giapponesi sono nutriti a stereotipi e se ne accorgono se non corrispondi allo stereotipo. :)
    Il catenazzo ti allinea ad una visione inutilmente deformata della realta'.
    Stranamente ho notato una aspettativa comportamentale che possiamo sintetizzare con l'uguaglianza: italiano = meridionale. :D

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  14. mamoru_giappopazzie1 agosto 2014 17:13

    Io scrivo di cio' che vedo e cio' che vedo e' una parte di un puzzle piu' grande. Posso farci dei ragionamenti sopra sulla base di dati e avvenimenti che collego tra loro cercando di determinarne una logica.

    Da qui a pensare che cio' che scrivo sia la rappresentazione esatta della realta' e' una estensione che, sbagliando, fanno ed hanno fatto in molti.
    Tanto per dire, l'ho saputo di recente, ma pare che anche a voi umanisti abbiano allungato i visti e si parte dai tre anni, quindi le maglie si sono allargate, vuoi perche' con le olimpiadi stan diventando tutti piu' buoni o forse perche' vogliono internazionalizzare il paese entro una generazione per recuperare competitivita'... chissa'.

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  15. Ciao Ernesto.
    Guarda io faccio degli orari della madonna perche i giapponesi sono incompetenti ma lo faccio solo per un motivo i soldi. Loro fanno quegli orari per quattro lire io per molto di piu.
    La casa la voglio pagare in 10 anni massimo e questo implica duro lavoro.
    Pero credimi mi assorbe piu energie la famiglia.

    Mi tocca fare una marea di ore perche alla fine gestico piu dipartimenti di incompetenti. Inoltre vedi le vacanze non sanno fare nulla senza di me (durante le vacanze mi hanno rotto tutti i giorni ad ogni ora.)

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  16. Ciao una domanda: c'è un limite d'età oltre il quale il mondo del lavoro in Giappone fa fatica ad assorbire stranieri, per pregiudizio o altro? Grazie

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  17. mamoru_giappopazzie4 ottobre 2014 05:24

    Ciao Andrea, non penso di saperti dare una risposta netta anche perche' credo sia un discorso molto ampio che dipende da tanti fattori.
    Al tempo ebbi modo di passare al setaccio diverse offerte tramite agenzie di recruiting giapponesi:
    - una mi mostro' dei dati che mostravano come i giapponesi in cerca di nuovo impiego nella fascia superiore ai 34 anni si piazzino difficilmente, vero o no non lo so
    - su alcune inserzioni mettono espressamente un limite superiore per l'eta' del candidato, tipo 50 anni o roba simile. credo dipenda da una sorta di autoregolamentazione aziendale per dare lavoro ai giovani garantendo un turnover sociale, ma potrei sbagliare. Ci sono tranquillamente quelli che non mettono nulla
    - su 10 risposte a inserzioni e' facile che 9 ti liquidino immediatamente.



    In linea di massima credo che dipenda dal tuo bagaglio di esperienze, all'aumentare dell'eta' devi puntare a posizioni sempre piu' in alto.
    Un junior di 40 anni non credo faccia gola a nessuno e se ti presenti come quello che deve risolvere problemi poi li devi risolvere per davvero. E' una questione di matching.


    E qui entra in gioco anche il pregiudizio: di portarsi in casa uno straniero non glielo fa fare nessuno e cominciano a farsi le pippe sulla lingua, sul fatto che rubi il lavoro ai giapponesi (anche se in ambito tecnico hanno un'emorragia paurosa ci vuole qualcuno che se ne renda conto).


    Pertanto piu' si alza l'eta' e piu' devi cambiare il modo di cercare impiego e il tuo placing.

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  18. Ciao ragazzi, non sapevo dove postare e chiedo venia. L'anno prossimo inizierò l'Università e credo proprio di fare Economia, il problema è che sono ancora indeciso su che specializzazione fare dopo la laurea triennale (lo so che c'è tanto, troppo tempo ma non voglio arrivare all'ultimo momento non sapendo ancora cosa fare), per ora mi stuzzicava Logistica. La mia domanda è: visto che Luca mi pare lavori o abbia lavorato come IT e nella Logistica (anche tu Mamoru?) potreste dirmi se possa essere una scelta saggia specializzarsi in quel campo? Grazie in anticipo!

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